DIARIO (UN DIARIO SERISSIMO)
Sabato, 21 agosto
E' tutto finito, saranno 5' buoni, e ancora non riesco a spiccicare una parola. Il putiferio che fanno gli olandesi è proporzionale al silenzio con cui avevano assistito alla vivisezione della loro squadra durante le prime due ore della partita, ed è una cosa che rende ancora più dolorosa la sconfitta. Incrocio sguardi che parlano da soli, e dicono tutti le stesse cose: come è successo? come è stato possibile? ma è vero? quando ci svegliamo?
Una ragazza a me cara mi abbraccia in silenzio, e capisco che è quello di cui avevo bisogno. Bisogna stare uniti, bisogna stare insieme e insieme superare la difficoltà. E' lo sport, è la vita
Ce l'avevamo lì la Coppa, stavolta era veramente lì. E invece per il terzo anno di fila dovrò andare a salutare le ragazze e cercare di dire qualcosa di intelligente o incoraggiante; e come faccio se non riesco a incoraggiare nemmeno me stesso... Riesco solo a pensare che perdere così non è giusto, che ci dev'essere qualcosa che non va, da qualche parte. Perché tutte a noi?
Gli dei del softball sono ingiusti e cattivi.
Venerdì, 20 agosto
L'altoparlante dello Sportverenigig Olympia strilla la voce di Zucchero. «Ci vuole qualche cosa / qualche cosa di più». Che strano, Zucchero: sembra che parli con me, ma non capisco la ragione. Sarà che il primo sole della settimana olandese ci ha già cucinato il cervello?
Invece pochi minuti dopo la risposta è chiara: ci vuole uno stregone, un paragnosta, la magia nera. Al secondo infortunio di Leslie in cinque giorni, sulla stessa caviglia, in una maniera assurda, capisci che la ragione non può venirti in aiuto e cerchi conforto nel paranormale. Il tuo lanciatore di punta è fuori dalla Coppa e puoi solo prendertela con gli dei del softball, che per questa volta sembrano aver chiuso gli occhi. Agli dei del softball offrirei perfino Mattia come sacrificio umano, se servisse.
Bivacchiamo al campo praticamente tutta la giornata. Con grinta, ci guadagnamo lo spareggio per la finale. Con tre squadre in piena corsa per la vittoria in tutte e due le coppe, gli olandesi sembrano in fibrillazione: visti al campo alcuni mezzi per le riprese televisive. Vista la stessa cosa tredici anni fa: anche allora la Coppa Campioni pareva un affare di famiglia fra Terrasvogels e Sparks, e c'era la tv olandese in pompa magna a riprendere la finale. Ma prima che avesse termine la partita, quelli della tv misero via tutto e levarono le tende, perché una squadra non olandese aveva fatto saltare il banco e si portava via la Coppa.
Quella squadra era Forlì
Giovedì, 19 agosto
Non mi era mai capitato di andare in autostrada e fermarmi per dare la precedenza a una nave. E' successo in Olanda: sulla A9 c'è un ponte mobile a cavallo di un canale particolarmente importante. Quando lo si deve sollevare per dar passaggio a un grosso natante, sull'autostrada i pannelli segnalano l'apertura e fanno bloccare il traffico senza il minimo caos.
A proposito di navigazione, qui ad Amsterdam c'è stata una parata di velieri e il principale canale tv olandese ha trasmesso in diretta l'evento all'ora di pranzo. Noi li abbiamo visti sfilare da lontano lungo il Kanaalweg, di ritorno dal campo.
Il campo non ha detto bene. Il Terrasvogels ci batte e ci brucia la possibilità di giocarci l'accesso diretto alla finale. Il primo ostacolo sarà il Moskovia, in ben due round. Il primo alla mattina, la partita più inutile del torneo, sarà molto se ci annuseremo. Poi, la sera, vediamo di iniziar bene il cammino verso la finale.
Mercoledì, 18 agosto
Con la partita in programma a fine pomeriggio, c'è mattinata libera. Mattinata ad Amsterdam.
Poco il tempo a disposizione: è chiaro che l'approccio è men che superficiale. Ma la superficie è costellata di luoghi comuni: i negozietti con i souvenir-fuffa, i coffee shops, il quartiere a luci rosse. Ha scritto Umberto Eco: quando tutti gli stereotipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Bella frase, riempie la bocca, ma nel caso di Amsterdam non sarebbe adatta: le vie del centro sono strapiene di stereotipi, e Amsterdam oggi sembra piuttosto un paese dei balocchi un po' incasinato (un po' molto). Mi domando piuttosto come dovesse essere trent'anni fa, in epoca pre-globalizzazione.
E sempre per la serie "Badilate di cultura", questa volta la ribalta va Marco il masseur che in una discussione sul sole, l'ombra e le misurazioni astronomiche, si guadagna la ribalta citando la "prova di Eratostene". Ma dove la trovate un'altra squadra così?
Il SaBaT si rivela un avversario molto ostico e anche agnostico, ma niente a confronto di quel che succede al momento di rientrare: il pullman si trova bloccato dalle auto in sosta, senza possibilità di manovrare. Auto parcheggiate ovunque nonostante il divieto di sosta, pare di essere in Italia (tanto per proseguire il festival del luogocomunismo): il classico "C'è da spostare una macchina" vociato dall'altoparlante non sortisce effetti. Si sfiora in maniera seria l'incidente diplomatico, ed è solo grazie alla perizia degli autisti se a quest'ora non siamo ancora lì.
Si infoltiscono i reparti della tifoseria, e a fine gara ci raggiungono al campo alcune giocatrici della formazione Cadette, con famiglie; per i ranghi completi, si attende solo l'arrivo di Vito e signora, e degli amici di Caronno.
Martedì, 17 agosto
Finalmente è sbarcato ad Haarlem Giulione Brusa. L'ultimo reduce di Felsina è accolto in squadra con onori trionfali. Il gruppo scherza, l'allegria è a mille.
A tavola, Mattia si gioca le briscole grosse. Inizia parlando di un medicinale per l'intestino, e non richiesto tenta di dare inizio a una sinossi del suo apparato digerente; Bomba lo fulmina con un doveroso «almeno lasciaci finire...».
Con le inglesi fila liscia in tutti i sensi. Ci godiamo quindi un meritato pomeriggio di relax, chi va ad Haarlem e chi poltrisce in camera. Incrocio JK e lo sento fischiettare: ma questa è Ring of fire di Johnny Cash!, esclamo. Lo sguardo gli si illumina, e lo scopro grande appassionato di musica country. Si allontana con un Willie Nelson d'annata sulle labbra, maniche corte nel vento fresco olandese. Brave man.
Lunedì, 16 agosto
Stare a tavola fianco a fianco con Mattia è una situazione che può diventare psichedelica. Dopo mezz'ora sono talmente fulminato che la mia mente partorisce un'idea politicamente scorretta: lanciare Mattia come esperienza lisergica. Siamo nella terra della stupefazione: si apre un coffee shop e nella lista delle sostanze psicotrope ci si mette anche Mattia; a seconda della durata, il dosaggio può andare da regular a strong fino a Bumba, l'esperienza definitiva. Forse sarebbe meglio se l'utente firmasse una liberatoria.
A tavola non si partoriscono solo idee malsane, ogni tanto passano anche badilate di cultura: colto al volo l'inizio di una discussione su Talete e i filosofi presocratici. Ignoro se poi ci sia stato il dibattito.
Al campo ci palughiamo sotto un pallido sole; rispetto al Ferragosto sembra di essere su un altro pianeta. Il polleggio finisce all'improvviso quando Leslie ruzzola a terra e si fa male alla caviglia. Mai che si possa star tranquilli. Il curandero Marco non si sbilancia e non rilascia la prognosi; certo che quando la scalogna ci si mette...
Domenica, 15 agosto
Seduto sotto un'acqua che dio la manda, batto i denti dal freddo, e a vedere gli autoctoni tutti imbacuccati realizzo che sì, non sono il solito italiano in gita ma E' veramente freddo. E nella fiera dell'ovvio mi viene in mente che è anche Ferragosto. Con quattro maglie addosso era veramente l'ultima cosa a cui pensavo.
Potrebbe andar peggio? sì, sul campo va peggio, le olandesi ci rimontano dopo che eravamo stati avanti fino a metà partita, ed è una sconfitta che brucia abbastanza.
Finisce così una giornata blanda, vivacchiata in albergo nell'attesa quasi beckettiana dell'evento sportivo. Al pomeriggio facciamo il controllo mazze: una non ce la omologano, non ci sarebbe nulla di strano, se non che due settimane prima la stessa mazza se l'era portata Avanzi agli Europei Under22 e lì la commissione tecnica l'aveva considerata buona... Tutto ok invece al controllo documenti, anzi ci fanno i complimenti per l'accuratezza e l'ordine del nostro materiale.
Non mi faccio scappare l'occasione. «Beh, è dal 1997 che facciamo le coppe...». Pausa tattica. «Experience». Erano anni che volevo dirlo.
Sabato, 14 agosto
Finalmente a destinazione dopo una notte di viaggio. Siamo stati in giro qualcosa come venti ore; ovviamente siamo tritatissimi, ma tempo per riprenderci ce n'è.
Obelix si è appena riprodotto (felicitazioni!), e questo giro l'ha saltato. Mi mancherà, come mi mancheranno i supporters bolognesi dopo tanti anni di complicità. In attesa dei rinforzi da Forlì e da Caronno, previsti per metà settimana, possiamo contare su Supertifoso Max La Rueda, che fa reparto da solo, e sull'immarcescibile Mattia Caputo, che già tiene banco da consumato marpione.
Ci prendono un po' in giro dicendo che abbiamo portato il sole dall'Italia. Sarà, ma qui fa un freddo che si bubbola, e quanto al bel tempo pare che la nostra apertura di credito debba avere vita breve: da Ferragosto si metterà a piovere abbestia almeno fino al mercoledì. E qui le previsioni meteo sono una cosa serissima.



